Nell'ultima riunione di giovedì 10 settembre, la BCE ha deciso di alzare i tassi di interesse di 25 punti base con decorrenza dal 16 settembre. Ecco come si evolve il corridoio dei tassi:
Tasso | Fino al 15/09/2026 | Dopo il 16/09/2026 |
Tasso sui depositi | 2,25% | 2,50% |
Tasso di rifinanziamento principale | 2,40% | 2,65% |
Tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale | 2,65% | 2,90% |
Lo scorso 17 giugno era già entrato in vigore un ulteriore aumento di pari entità.
Si tratta di una notizia ampiamente ripresa anche dalla stampa generalista, che si è concentrata soprattutto sull'impatto che questa decisione avrà sulle rate dei mutui a tasso variabile. Ma è veramente così? Cerchiamo di approfondire l'argomento.
L'instabilità in Medio Oriente ha provocato limitazioni nel traffico internazionale di petroliere. Essendo l'Europa un grande importatore di materie prime energetiche, il forte aumento dei prezzi del petrolio può tradursi rapidamente in un incremento generale dei prezzi di beni o servizi. È proprio per cercare di limitare contenere le pressioni inflazionistiche derivanti da questo scenario che la BCE ha aumentato il costo del denaro.
Ciò che risulta spesso difficile da comprendere è che i mercati incorporano tutte le aspettative sul futuro, incluse le decisioni di politica monetaria delle Banche centrali. Questo rialzo non è stato una sorpresa: come la BCE ribadisce da tempo, le sue decisioni sono data-driven, cioè guidate da dati macroeconomici già ampiamente disponibili agli analisti, come lo è l'inflazione.
Torniamo ora ai mutui da cui siamo partiti. Nella maggior parte dei casi, i contratti a tasso variabile non sono collegati ai tassi ufficiali della BCE, bensì all'Euribor. L'Euribor è la media dei tassi a cui le banche dell'area euro si prestano denaro reciprocamente. Le banche e gli altri operatori di mercato avevano già prezzato il rischio che la BCE avrebbe aumentato i tassi. Infatti, l'Euribor a sei mesi è salito gradualmente dal 2,1% circa di inizio marzo a oltre il 2,7% di inizio settembre.
Questo non significa che le rate variabili siano al riparo da ulteriori rincari: un ulteriore peggioramento delle tensioni geopolitiche e l'avvicinarsi della stagione invernale potrebbero alimentare nuove aspettative inflazionistiche. Tuttavia, comprendere che i tassi BCE ed Euribor non sono legati in modo rigido, permette di leggere con un'altra ottica e in modo più critico gli articoli che ci troviamo davanti.
Un saluto,
Alessandro

