In fotografia svetta la Tour Eiffel del Paris Hotel di Las Vegas: è finta, ma le preoccupazioni dei mercati sui conti francesi purtroppo non lo sono.
Sono trascorsi diversi anni dalla fine del 2009, quando iniziava a delinearsi la Crisi del debito sovrano in Europa. I mercati osservavano con attenzione le mosse di alcune nazioni ricordate con l’acronimo PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna), per via dei loro elevati rapporti debito/ PIL e deficit/ PIL. Un altro acronimo di uso corrente era la versione PIIGS, per includere anche l’Irlanda. I rendimenti dei Titoli di Stato hanno iniziato a salire rapidamente, tanto da far salire notevolmente gli spread rispetto ai Bund tedeschi (considerati all’epoca come praticamente privi di rischio). Sappiamo bene come si è evoluta la situazione. La Grecia ha affrontato la situazione più critica, trovandosi a ricorrere ad aiuti da parte dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale. Nel caso dell’Italia, il governo Berlusconi si è dimesso in un contesto di forti pressioni finanziarie, lasciando spazio al Governo tecnico di Mario Monti, che ha intrapreso riforme criticate ma importanti per ristabilire la fiducia dei mercati. Mario Draghi, allora Governatore della BCE, il 26 luglio 2012 ha pronunciato la famosa frase “[…] the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough”, comunicando ai mercati la ferma volontà di affrontare la crisi con tutti gli strumenti a disposizione da parte della Banca centrale.
Oggi si ricomincia a parlare di tensioni sui mercati dei Titoli di Stato e vengono tracciati molti parallelismi rispetto a quanto accaduto in passato. Il contesto, però, è ben diverso. Nel 2009 il mondo era reduce dalla Crisi finanziaria globale e l’economia era alle prese con una forte recessione, mentre oggi l’economia risulta ancora in crescita. Ma soprattutto, cambiano i protagonisti: mentre nel 2009 le tensioni riguardavano nello specifico alcuni Paesi periferici dell’Eurozona, oggi sono coinvolti anche gli USA e, in Europa, non si parla più dei PIGS. Nello specifico, pur essendo ancora degli osservati speciali, negli anni gli ex PIGS hanno intrapreso importanti progressi nel consolidamento delle finanze pubbliche, pur con risultati diversi. L’epicentro delle preoccupazioni si è spostato altrove: la nuova osservata speciale, definita su diverse testate “la malata d’Europa”, è ora la Francia.
La Francia, seconda economia europea, è sempre stata considerata solida e, storicamente, ha goduto di spread contenuti. Tuttavia, negli ultimi anni il quadro si è deteriorato rapidamente. Il rapporto deficit/ PIL francese è stato costantemente superiore al target europeo del 3%, favorendo un progressivo aumento del debito pubblico. Allo stesso tempo, l’instabilità politica ha reso impossibile varare riforme impopolari ma utili a frenare la spesa pubblica. A questo occorre aggiungere la crescita economica piuttosto debole e l’aumento dei costi relativi agli interessi sul debito pubblico.
Un importante campanello d’allarme è arrivato dal mercato obbligazionario: il rendimento dei Titoli di Stato decennali della Francia ha superato quello degli stessi Titoli italiani, invertendo un rapporto che era stato consolidato per molti anni. Il sorpasso è avvenuto già da diversi mesi; tuttavia, solo nelle ultime settimane i rendimenti dei Titoli francesi sono aumentati significativamente rispetto a quelli italiani. Attualmente, il livello dei rendimenti del Titolo decennale francese è ai massimi dal luglio 2002, e lo spread è tornato a livelli che non si vedevano da novembre 2011 in piena crisi del debito sovrano (Reuters, 22/10/2026).

Elaborazione propria su dati di mercato
Il timore principale dei mercati riguarda il deterioramento dei conti pubblici francesi. Questo, potrebbe portare ad un aumento del rendimento richiesto dagli investitori per prestare denaro alla Francia, con un conseguente aumento progressivo della spesa per interessi. La conseguenza, a quel punto, sarebbe un’ulteriore pressione sui conti pubblici francesi.
Risulta necessaria una precisazione tecnica riguardo la spesa pubblica dovuta a interessi sul debito. La maggior parte dei Titoli di Stato sono emessi a tasso fisso: vuol dire che la remunerazione è già determinata al momento dell’emissione e non cambia nel tempo. Un aumento dei tassi, dal punto di vista del debitore, non ha impatto sui titoli a tasso fisso già in essere: interessa progressivamente i titoli in scadenza (che devono essere rifinanziati), nonché le nuove emissioni che servono a finanziare il deficit.
Ciò che sta accadendo ricorda che il rischio sovrano di una nazione è in continua evoluzione e non resta costante nel tempo. La Francia si trova davanti ad una sfida resa ancora più complessa dall’instabilità politica: recuperare la fiducia degli investitori con un percorso credibile di risanamento dei conti pubblici.
La situazione attuale non implica necessariamente l’avvio di una nuova crisi del debito sovrano, ma dimostra la rapidità con cui possono cambiare gli equilibri sui mercati. Al contrario di quindici anni fa, oggi non sono i paesi periferici dell’Europa a destare preoccupazioni e le tensioni si sono spostate in aree storicamente considerate solide. La lezione di fondo è che i mercati restano vigili e selettivi: la fiducia non è una conquista definitiva, ma richiede credibilità continua nel tempo.
Un saluto,
Alessandro

